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Aldo Giorgio Gargani
ABITARE IL LINGUAGGIO

La filosofia del linguaggio contemporanea ha costruito strutture teoriche complesse in vista dell’analisi delle categorie semantiche di <<senso>>, <<significato>>, <<intensione>>, <<referenza>> e <<verità>>. Tali strutture, formulate entro assunti filosofici anche in conflitto fra loro, sono destinate a definire contesti formali idonei a rendere conto delle modalità di accertamento e di riconoscimento di tali categorie, quali il significato o il valore di verità di un enunciato o di un’inferenza. Ne sono derivate anche implicazioni di carattere epistemologico nell’àmbito della filosofia della scienza.Per fare un esempio archetipo, la teoria dei modelli, la teoria cinetica dei gas scaturite dagli sviluppi della termodinamica classica ha influito sulla definizione dei rapporti fra linguaggio e realtà, sulla relazione di senso e di verità in termini di corrispondenza, di <<adaequatio intellectus et rei>>.Fra i modelli più recenti va segnalata la teoria dell’interpretazione radicale di Donald Davidson destinata ad accertare il significato degli enunciati attraverso l’accertamento primario del loro valore di verità mediante l’utilizzazione di un metalinguaggio fondato sulla convenzione Tarski, sul bicondizionale nel calcolo delle funzioni di verità, sulla gamma della quantificazione e sulla logica dei predicati del primo ordine.
A questa corrente di pensiero di impostazione rigorosamente formale e logicizzante si contrappone una famiglia di dottrine e di paradigmi linguistici che si ispirano all’opera del secondo Wittgenstein (quali sono state elaborati da Stephen Mulhall, Gordon Baker, James Conant, Cora Diamond) che tendono a catturare i valori delle categorie semantiche in termini di nozioni quali <<familiarità>>, <<adesione non esitante>>, <<esperienza vissuta del significato>> derivandoli dai materiali linguistici e dai loro modi di applicazione e di istituzionalizzazione in abiti socio-linguistici condivisi dalla comunità umana.La familiarità del linguaggio ordinario – ossia la circostanza primaria e fondamentale per cui il linguaggio è una pratica familiare che si abita – costituisce il fattore peculiare che introduce la distinzione fra <<grammatica profonda>> e <<grammatica familiare>>. Inoltre, la familiarità, la abitabilità sono quelle nozioni di valore distintivo che risultano decisive nell’analisi e nella revisione critica degli arbitrari e mitici assunti di carattere mentalistico che hanno caratterizzato la filosofia del linguaggio tradizionale.
In questi termini, l’alone misterioso, l’atmosfera particolare dei presunti processi mentali occulti che spiegherebbero mitologicamente il linguaggio, vengono ricondotti al fenomeno della familiarità, ossia al linguaggio come forma di vita che noi abitiamo. La familiarità è espressione dell’abitare attraverso esperienze vissute, di evidenza fisiognomica, il nostro linguaggio.
[Sabato 01|10|05]
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